“L’IMPRENDITORIA FEMMINILE IN AGRICOLTURA: TRA ACCELERAZIONI E RITARDI”- CREA


L’8 novembre si è tenuto il terzo incontro del ciclo di seminari "Diritti, sviluppo e ruralità: la forza collettiva delle donne", organizzati dalla Rete Rurale Nazionale. L’incontro “L'imprenditoria femminile in agricoltura: tra accelerazioni e ritardi", che si è tenuto a Roma, presso la biblioteca della sede del CREA in via della Navicella 4, ha rappresentato l’occasione per condividere alcune riflessioni sulle effettive possibilità/opportunità che il settore agricolo offre alla componente femminile nell’esprimere il proprio potenziale in campo imprenditoriale. Il tema è stato affrontato sotto diverse angolazioni e ha sviluppato uno scambio ricco di sollecitazioni. In un primo momento, sono stati messi a confronto i dati statistici al fine di delineare il peso che tale componente esercita sul settore produttivo. È emerso come le differenti fonti statistiche disponibili – ISTAT, Unioncamere e RICA – pur delineando una presenza ormai consolidata e strutturata dell’imprenditoria agricola femminile, convergono nella permanenza di oggettive fragilità che, di fatto, delineano tracce di gap di genere ancora forti nel settore agricolo. E questo soprattutto è emerso dai dati ISTAT che descrivono, ad esempio, una minore propensione all’innovazione delle aziende condotte da donne, come pure dai dati RICA, che rimandano, a parità di condizioni di ordinamento colturale, imprese femminili con un reddito netto più basso delle imprese condotte da uomini E ancora, secondo i dati Unioncamere, il tasso di sopravvivenza delle imprese femminili è più basso rispetto a quelle maschili. La necessità di meglio calibrare le politiche a favore delle imprenditrici, comprese quelle agricole è emersa unanime dagli interventi dei rappresenti dell’INAPP (ex ISFOL) e dell’ISMEA. È stato messo in evidenza come nei provvedimenti siano presenti dei nodi che non permettono di cogliere il potenziale femminile presente sui territori. A questo proposito è stata citata la clausola di genere nei contratti pubblici finanziati con risorse del PNRR, che vincola al rispetto della quota del 30% di assunzioni da destinare a nuova occupazione giovanile e femminile, ma che è di fatto depotenziata dalla possibilità di applicare delle eccezioni in quei settori dove la presenza femminile è ancora a livelli bassi. Si è poi fatto anche riferimento alla disposizione Donne in campo (legge di bilancio 2020 DM 9 luglio 2020), la quale presenta dei dati spietati sul piano dell’ammissibilità delle domande: su 104 presentate solo 22 sono state dichiarate ammissibili. Tra le ragioni di tale abbattimento occorre includere elementi sui quali ancora poco si riflette e che parlano di barriere all’accesso che impediscono alle donne di avere le stesse opportunità degli uomini (accesso al credito, garanzie fideiussorie, ecc.) o impongono loro di fare il doppio degli sforzi per arrivare agli stessi risultati. Probabilmente, una maggiore attenzione a cogliere le difficoltà che le donne incontrano nell’avviare iniziative imprenditoriali, ma non solo, aiuterebbe a immaginare nuovi strumenti di supporto più mirati e probabilmente anche di tipo strutturale. Ma anche le competenze e la formazione rappresentano delle variabili strategiche per avviare e consolidare un’esperienza imprenditoriale di successo per le donne. È quello che è emerso dall’intervento di Global Thinking Foundation, nel quale è stato posto l’accento sulla necessità di rafforzare le competenze digitali e finanziarie delle donne prevedendo anche azioni di mentorship. Del coraggio e della determinazione delle donne hanno dato testimonianza due imprenditrici - vincitrici del premio “Nuovi fattori di successo” della RRN -, a capo di realtà produttive importanti e radicate sul territorio, ed è stato ripreso e confermato anche dalle presidenti delle tre principali associazioni di settore: Donne in campo della CIA, Donne e Impresa della Coldiretti e Confagricoltura Donne. Come ben sottolineato da queste ultime, le aziende condotte dalle donne devono imparare a fare rete, portando fuori dalle aziende le proprie difficoltà. Nello stesso tempo, va posta maggiore attenzione ai servizi nelle aree rurali per provare a colmare il gap infrastrutturale che le caratterizza rispetto ad altre aree del Paese.

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