CIA BASILICATA: “PREMIO DONNE IN CAMPO 2008” PER RAFFORZARE IL PROTAGONISMO


Si ricostituisce ufficialmente l’Associazione Donne in Campo Basilicata. Giuditta Lorusso Presidente regionale.

Eugenia Sasso, titolare di un’innovativa azienda vitivincola, per la Sezione Impresa; Angela Laguardia, esperta di comunicazione del settore agricolo, per la Sezione Informazione; Rosa Anna Cifarelli, ricercatrice senior al Centro Metapontum Agrobios, per la Sezione Ricerca: sono le vincitrici dell’edizione 2008 del Premio Donne in Campo promosso dall’Associazione “Donne in Campo” della Cia- della Basilicata.

Tre storie di donne con in comune la “passione per la terra”: Sasso scommette sull’ottimizzazione della qualità di vecchie vigne del Vulture per produrre vini di grande carattere e tipicità, complessi ed eleganti che lasciano presagire una “felice e lunga” vita in bottiglia. Laguardia, laureata in Scienze della Comunicazione, si occupa di rendere più semplice il linguaggio di ricerche in campo agronomico con la pubblicazione sulla rivista bimestrale dell’Alsia “Agrifoglio”. Cifarelli dedica la sua vita ai progetti di ricerca con l’individuazione e l’applicazione di nuove tecnologie molecolari anche complesse.

La cerimonia della premiazione, nella sede della Camera di Commercio di Potenza, alla presenza di Mara Longhin, presidente nazionale di Donne in Campo, di dirigenti della Cia e di rappresentanti istituzionali è stata l’occasione per rilanciare l’impegno dell'Associazione Donne in Campo di Basilicata che si è ufficialmente ricostituita nominando alla presidenza Giuditta Lorusso.

Sui temi specifici che riguardano le condizioni di vita e lavoro in agricoltura, di fronte ad uno stato attuale di continua perdita di risorse umane nel mondo agricolo, di un invecchiamento evidente e preoccupante e con un ricambio generazionale insufficiente, la scelta di un numero importante di donne di gestire e costruire imprese agricole -hanno sottolineato le dirigenti di Donne in Campo- va considerato nelle sue potenzialità innovative. Sottovalutarlo e non sostenerlo con adeguati provvedimenti legislativi e culturali comporterebbe notevoli costi sociali ed economici.

Donne in Campo, quindi, rileggono e reinterpretano il ruolo dell’agricoltura italiana rivendicando sicurezza alimentare, equilibrio territoriale, conservazione del paesaggio e dell’ambiente, creatività ed innovazione, difesa delle tradizioni e delle culture locali.

Le donne riaffermano così la centralità imprenditoriale che è il perno sul quale ruota lo sviluppo agricolo, il fattore umano come valore economico da incrementare perché la competitività non è garantita dalla struttura aziendale, ma dalla capacità di organizzarla e gestirla.

Partendo dal ruolo che la donna ha ricoperto nelle collettività rurali locali in generale, e nell’azienda agricola in particolare -ha sottolineato Paolo Carbone, vicepresidente regionale della Cia- si può arrivare a delineare i punti di forza della componente femminile, che possono essere potenziati e valorizzati a beneficio non solo di una più significativa presenza delle donne in agricoltura, ma anche delle comunità rurali locali.

“Valorizzare il ruolo femminile nel mondo agricolo nonché offrire sostegno alle imprenditrici per consentire loro di avere quella visibilità che spesso manca, nonostante il forte impegno e la centralità della loro attività, sono alcuni degli obiettivi che -ha sottolineato la presidente nazionale Mara Longhin- Donne in Campo intende sostenere. Attualmente le donnerappresentano un terzo (37 per cento) della popolazione agricola attiva europea. Le troviamo presenti specialmente in attività innovative, come ad esempio nell’agriturismo, nelle fattorie didattiche, nel settore biologico, nelle produzioni di nicchia, nell’ortofrutta e nella vitivinicoltura. Guardano all’impresa con sempre maggiore attenzione, puntando sulla qualità e sulla tipicità dei prodotti legati al territorio.

Occorre, inoltre, evidenziare che, accanto alle imprenditrici che occupano una posizione formale e sostanziale nel settore, si muovono tutte quelle donne che svolgono le proprie mansioni nell’azienda di famiglia senza avere diritto ad un loro status giuridico: si pensi, ad esempio, alle donne che ricoprono la posizione di “coniuge coadiuvante”. Per molte di loro il matrimonio rappresenta l’inizio di un vero e proprio contrattodi lavoro, senza però che questo faccia acquisire uno status professionale riconosciuto al di là della sfera dell’azienda e della famiglia. La mancanza di un riconoscimento giuridico influenza anche i livelli retributivi delle donne. Molte di esse, se lavorano in imprese a conduzione familiare, non ricevono alcun tipo di retribuzione per le mansioni svolte in quanto considerate un’integrazione del reddito familiare.L’affermazione delle donne in agricoltura -ha detto Longhin-è un traguardo non ancora pienamente raggiunto e richiederà, da parte di queste ultime, una più forte e diffusa presa di coscienza delle proprie capacità imprenditoriali. E’ anche vero, però, che essa da sola non basta, E’ necessario, di fatto, che le donne siano messe nelle condizioni di poter dedicare il proprio impegno lavorativo alle aziende, le quali richiedono quasi sempre un coinvolgimento a tempo pieno. Di conseguenza, emerge sempre più la necessità della presenza di una rete di servizi e di infrastrutture di base su cui poter contare e che le alleggerisca così del lavoro domestico e familiare.

La presidente lucana Lorusso, nell’annunciare il programma di attività, ha sottolineato che anche da noi numerose imprese in rosa appaiono dinamiche, innovative ed efficienti, ma la potenzialità dell’impresa femminile risiede innanzitutto nella propensione alla multifunzionalità, quella naturale tendenza delle donne aconsiderare la produzione come una delle attività dell’azienda alla quale affiancarne altre, verso le quali la donna ha una innata familiarità, come ad esempio l’accoglienza, la cucina, le preparazioni alimentari, le lavorazioni artigianali legate alla vita dell’antica azienda contadina.

Elementi legati alla tradizione e alla cultura locale diventano in questo modo elementi economici, di integrazione di reddito, dalla ristorazione, al ricamo e ai tessuti, alle composizioni floreali.

Le donne dunque -ha concluso Paolo Carbone- rivelano un profondo legame con l’ambiente nel quale l’azienda è inserita, forse perché il luogo di lavoro coincide spesso con il luogo di vita.

Alle vincitrici del premio "Donne in Campo" è stata conferita la Tessera Onoraria all'Associazione, conferita anche alla Senatrice lucana Maria Antezza, nominata al Senato membro della IX Comminssione Agricoltura e produzioni alimentari e della Commissione Bicamerale questioni regionali ed alla Presidente della Commissione Regionale Pari Opportunità Basilicata, Antonietta Botta.

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