DONNE IN CAMPO PIEMONTE: DA DEBORA E SANDRA


“Siamo agricoltrici, imprenditrici agricole, donne che vivono in ambito rurale, ma anche soltanto donne che "amano" l'agricoltura e tutto quanto ad essa è collegato.
Siamo donne intraprendenti che scelgono di essere attive, di essere in campo, far pensare le proprie idee, i propri progetti, le proprie imprese; che scelgono di informarsi, formarsi, valorizzarsi e confrontarsi con le altre donne che lavorano e che si organizzano nella società”.
E’ in queste dichiarazioni che l’associazione Donne in Campo riassume la propria proposta-messaggio recepito da tante associate in provincia di Cuneo. Lo hanno fatto proprio, con grande convinzione, Debora Garino e Sandra Arneodo, tanto da riuscire a conciliare la conduzione della loro azienda con il ruolo dirigente nella Cia cuneese, responsabili rispettivamente di “Turismo Verde” e di “Donne in campo”.

“Un connubio certo impegnativo – confessano Debora e Sandra – in quanto la rappresentanza di tante aziende in provincia è stata un’assunzione di responsabilità importante che abbiamo voluto integrare nella gestione della nostra impresa e nei personali impegni familiari ma che stiamo vivendo come una nuova avvincente sfida. Entrambe abbiamo sempre rivolto grande attenzione alle esigenze ed alle aspettative delle imprenditrici agricole, conoscendone sì i bisogni ed i desideri ma anche le sensibilità, le attitudini e le attenzioni tipiche del modello di impresa femminile. Donne ed impresa, in entrambi gli istituti della Cia che rappresentiamo, sono un binomio che ci siamo proposte di leggere con occhi diversi da come avveniva nel solo recente passato, per i valori di cui sono portatrici e che costituiscono un patrimonio immateriale rispondente in pieno ai bisogni nuovi della nostra società: la qualità della vita, l’identità, il tempo della natura con i suoi ritmi, la responsabilità sociale. La gestione delle imprese femminili agricole ha fatto registrare, infatti, un notevole apporto innovativo sia in termini di prodotto che di trasformazione: è sufficiente citare la loro presenza nella produzione biologica e nelle fattorie didattiche per esemplificare come esse stiano dimostrando la maggior attenzione nel conservare le tradizioni, preservando il territorio e l’ambienteo utilizzandolo in modo adeguato e rispettoso. Per questo siamo fiduciose che il ricco apporto di idee e di proposte delle imprese “al femminile” possa fornire un contributo prezioso alla stessa attività ed iniziativa dell’organizzazione professionale”.Debora e Sandra l’analisi dell’imprenditoria agricola “in rosa” non hanno bisogno di farla, laeffettuano quotidianamente sulla loro pelle nella conduzione della loro “Fattoria dell’aglio” a Caraglio, piccolo comune ad inizio della valle Grana, in provincia di Cuneo. Una storia, la loro, cheprende il via nel 2003 quando Debora, fioraia, e Sandra, coadiuvante nell’azienda agricola del marito, si appassionano alla curiosa ricerca storico-scientifica che il loro amico Lucio, ispettore veterinario, sta svolgendo sull’origine della filastrocca, molto diffusa in provincia di Cuneo “ A Caraj l’an piantà j aj, jan nen bagnaj, j aj sun seccaj ( A Caraglio han piantato l’aglio, non l’hanno bagnato e l’aglio è seccato)”. Apprendono così notizie sulle particolari doti di delicatezza, aromaticità e dolcezza dell’aglio un tempo coltivato a Caraglio, tutte caratteristiche che, all’inizio del secolo scorso, quando il consumatore prediligeva sapori particolarmente intensi, erano considerati un difetto, al punto da farne abbandonare del tutto la coltivazione. Ma la nutrita serie di studi di Lucio e le sue analisi sulle peculiarità dei terreni di Caraglio portano alla conclusione che la presenza di componenti calcaree, dolomitiche ed argillose, di micascisti cristallini e quarziti tipici, in un clima temperato favorevole, sono condizioni ottimali per ottenere un aglio delicato nel sapore, dall’odore meno persistente nel tempo e, soprattutto, con il pregio di una buonissima digeribilità.

Debora e Sandra, con i rispettivi mariti Aurelio ed Oscar, decidono, di conseguenza, di avviare la coltivazione dell’aglio a titolo sperimentale per 4 anni e, nel contempo, costituiscono il “Consorzio per la valorizzazione, promozione e tutela dell’Aj ‘d Caraj”. Il severo disciplinare obbliga la rotazione quadriennale, proibisce il diserbo chimico e prevede solo quello fisico (zappa per i piccoli appezzamenti e motozappa per quelli di maggiori dimensioni), vieta la concimazione chimica o con liquami ed ammette solo quella organica ( meglio se il letame è bovino ed è di eccellenza provenendo dagli allevamenti di Castelmagno), consente l’impiego della cenere di legna in quantità ridotte mentre i trattamenti fitosanitari prevedono l’uso del Bacillus thuringiensis e, in caso di malattie fungine, l’ossicloruro di rame.L’attività vera e propriacomincia nel 2007: il prodotto è bello, sano ed abbondante e, nel giro di poco tempo, va letteralmente a ruba. Il che non può che rallegrare Lucio e gli amici del comitato dell’associazione “Insieme per Caraglio” che, dal 2003, hanno dato vita ad “Aj a Caraj – la festa che sa di aglio”. E’ la kermesse celebrativa del rinomato bulbo locale, diventato sempre più il simbolo agricolo della città, una manifestazione che riscontra un notevole successo di pubblico, di migliaia di avventori di tante parti della regione e di oltre confine, che giungono in città per acquistare il fresco e gentile aglio caragliese. Intanto crescono i soci del Consorzio, attualmentesono una ventina, tutti severamente rispettosi delle disposizioni statutarie, a cominciare dall’areale di coltivazione, il comune di Caraglio e non più di 100 metri dal confine per i comuni limitrofi di Bernezzo, Cervasca, Valgrana, Cuneo, Busca, Dronero e Montemale.Ma coltivare la terra, anche per un prodotto di piccole dimensioni come l’aglio, è un lavoro impegnativo che dura diversi mesi all’anno, dalla preparazione del terreno a fine estate alla piantagione dei bulbilli fra ottobre e novembre. “La raccolta, totalmente manuale, che avviene nel mese di giugno – informano Debora e Sandra – è certamente la fase del ciclo produttivo che richiede più impegno, a cui seguono la pulitura, la selezione, la lavorazione nelle tipiche trecce da 3 o 5 teste e l’apposizione dei mazzi in “pendeis” (pannelli) o altro, in un posto ventilato, asciutto, luminoso ma non al sole diretto. La nostra fattoria ha ottenuto la certificazione di azienda biologica e, nel 2009, abbiamo realizzato un laboratorio di trasformazione con la linea che abbiamo denominato “Aj Love you” con una ricca gamma di prodotti, dalla delicata “Crema di Caraglio”, che si presta per accompagnare carne, pesce, verdure e formaggi, al “CaragliHot” ( aglio con olio extravergine di oliva, peperoncino e rosmarino) ideale per condire gli spaghetti, fino al “Profumo di Caraglio ( aglio disidratato e sale) perinsaporire carpacci, insalate, grigliate ed ai “Cioccolatini all’aglio”.L’intraprendenza di Debora e Sandra non si esaurisce, però, nella sola coltivazione dell’aglio, il cui ciclo di produzione e di trasformazione copre solo alcuni mesi dell’anno, ma le indirizza a dedicare parte dell’azienda al recupero di antiche coltivazioni tradizionali, un tempo presenti nell’areale caragliese. Nel Consorzio, allora, si va alla riscoperta delle antiche patate piatlina e ciarda, delle lenticchie, del “barbarià”. Quest’ultimo è il risultato di un'antica tecnicache prevede la semina autunnale di una miscela composta da semi di grano e segale. Si ottiene un prodotto dal saporeassai diverso dalla semplice mistura delle due farine, come avviene oggi, in quanto la consociazione dei due cereali nella coltivazione in campo fa sì che le sostanze nutritive siano meglio assorbite e poi assimilate tanto da migliorare notevolmente le caratteristiche organolettiche. Ne scaturisce così una farina integrale dolce, adatta per ottimi biscotti, torte, per realizzare gustose pizzema anche per il pane e la pasta. Nel 2011 il Consorzio dell’Aj ‘d Caraj è stato riconosciuto “Comunità del Cibo” di Terra Madre con la designazione di un suo rappresentante nel Comitato di Condotta di Slow Food Cuneo.“Le motivazioni e la voglia di fare, di cimentarci in nuove produzioni ed iniziative, a cominciare dalla partecipazione a tante manifestazioni mercatali, di vendita diretta, di kermesse ( con premi e riconoscimenti), in ambito nazionale - concludono Deborae Sandra- non ci mancano, sono tutte importanti occasioni per valorizzare l’imprenditoria femminile e per sottolineare la valenza di un ruolo che sa esprimere creatività, tradizione, innovazione e competenza. E svolgendo funzioni di primo piano nell’ambito dell’organizzazione Cia a Cuneo abbiamo l’occasione di proporre, negli ambiti decisionali della struttura organizzata, con i nostri valori e la nostra sensibil

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