EMILIA ROMAGNA: DONNE IN CAMPO E ANP CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE


Grande partecipazione al convegno "Ogni giorno senza violenza è un giorno di sole" organizzato lo scorso 9 aprile all’Agriturismo il Murello di Medicina

BOLOGNA – In Italia 6 milioni e 780 mila donne hanno segnalato di aver subito nel corso della vita atti di violenza, nel 62% dei casi proprio in famiglia. Donne molto differenti tra loro per condizioni economiche e sociali diventano vittime, ogni giorno, di uomini che dovrebbero amarle, spesso compagni o ex compagni. Le diverse forme di violenza, da quella fisica e psicologica a una forma culturale di esclusione femminile nella società, sono i temi toccati lo scorso 9 aprile nel corso del convegno "Ogni giorno senza violenza è un giorno di sole" organizzato da Donne in Campo Emilia-Romagna, Associazione pensionati regionale e Cia-Agricoltori Italiani Emilia-Romagna presso l’agriturismo "Il Murello" di Medicina.

«Le donne - ha spiegato Sofia Trentini, presidente di Donne in Campo Emilia-Romagna – subiscono violenza ogni giorno: in famiglia dove sono oggetto di forme di prevaricazione psicologica e fisica che sfociano, nei casi più gravi, in omicidio; nelle aziende dove esiste una disparità economica rispetto ai colleghi uomini e dove, soprattutto in quelle familiari, vengono usate come forza lavoro non retribuita. In questo difficile momento sociale stanno emergendo fortemente le donne in agricoltura, un settore considerato "maschile", tanto che sono in crescita – circa il 32% del totale secondo l’ISTAT - il numero delle imprese dirette attivamente da imprenditrici donne. Un successo che è però il frutto di un lento e faticoso cammino in un settore dove mancano ancora interventi per i specifici bisogni imprenditoriali delle imprese condotte da donne.»

Del lungo percorso delle donne nella società ha parlato anche Franca Gordini coordinatrice Donne pensionate Anp. «Anche noi vogliamo impegnarci per contrastare il fenomeno della violenza sulle donne, molto diffusa perché dettata da un atteggiamento culturale patriarcale e dalla disparità economica e sociale rispetto agli uomini. Certo l’atteggiamento in questi anni sta cambiando, esiste maggiore informazione sull’ argomento, ma l’impunità e la non conoscenza sono ancora all’ordine del giorno. Le violenze di genere vanno fermate, quella sulla donne ma anche quella, altrettanto grave, subita da anziani e disabili non autosufficienti nei centri di cura e riabilitazione.»

Degli interventi e le leggi dedicate alla lotta contro la violenza ha parlato Donata Lenzi, deputata Repubblica Italiana e membro della Commissione Affari Sociali della Camera. In una società diventata più violenta, la violenza sulle donne mantiene una sua specificità perché ha una radice culturale e deve essere considerata e trattata in maniera diversa rispetto alle altre. In Italia siamo ancora poco efficaci nella prevenzione e sostegno per le vittime, il vero punto cruciale di questo grave problema sociale. Per questo alla Camera abbiamo deciso di sostenere, attraverso la Legge di stabilità, dei protocolli di collaborazione e formazione per le persone – a partire da medici e operatori sociali - che sono a contatto, ogni giorno, con la violenza di genere. Approvare una legge nazionale significa dare una modalità di comportamento e contribuire a mitigare un fenomeno che da un lato mostra qualche segno di miglioramento – un calo del 2% degli atti di violenza – ma dall’altro vede aumentare di intensità le aggressioni fisiche e psicologiche»

Ed accogliere in modo corretto le vittime di violenza è sicuramente un obiettivo delle forze dell’ordine, ribadito da Domenico Lavigna, ufficiale dei Carabinieri di Medicina. «La violenza sulle donne è un fenomeno preoccupante che mi tocca innanzitutto come marito e padre. I carabinieri sono in prima linea, a disposizione ogni giorno, per ascoltare le donne che hanno subito abusi. Non si tratta solo di raccogliere la denuncia o verificare le lesioni subite ma di comprendere subito la situazione e applicare correttamente i protocolli necessari per mettere in sicurezza la vittima.»

A sottolineare l’importanza della catena di collaborazione per il sostegno delle donne violate è stata Paola Castagnotto, presidente del Centro giustizia Donne di Ferrara. «Il problema dell’abuso violento – ha spiegato la Castagnotto – non si risolve in ospedale, con una denuncia alle forze dell’ordine o nei Centri per la donna ma con la collaborazione organizzata di tutti questi soggetti. La Regione Emilia-Romagna è stata virtuosa perché non ha approvato una legge contro la violenza, strumento a volte troppo rigido, ma dei piani poliennali – l’ultimo approvato proprio in questi giorni – che contengono procedure e linee guida per gli operatori che devono intervenire in maniera competente a sostegno della donna. Le statistiche ci dicono che il tasso più alto di omicidio è nei primi novanta giorni dopo la denuncia della violenza perché fallisce il meccanismo di protezione della donna. Occorre inoltre sapere – ha continuato Paola Castagnotto – che l’abuso violento è intimo perché è la perdita, prima di tutto, di un progetto di vita affettiva e poi mina l’autostima della donna che rimane isolata dalla famiglia e finisce per perdere ogni relazione, anche lavorativa. Non riguarda, quindi, solo le donne ma va a minare le relazioni dell’intera società, scuotendola in maniera profonda.»

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