FLOROVIVAISMO: APPROVATO IN PROVINCIA DI BARI IL PROGETTO


Gli obiettivi del progetto di Enza Balzano sono nuovi materiali pacciamanti biodegradabili e protocolli colturali sostenibili caratterizzati da basso impatto ambientale

Nel corso di una tavola rotonda sullo sviluppo del florovivaismo a Terlizzi, tenutasi presso la Biblioteca Comunale, sono stati presentati i progetti di Giovani in agricoltura finanziati dal Ministero per le Politiche Agricole e Forestali ed approvati per la provincia di Bari.

Dei due progetti approvati al finanziamento uno è stato presentato da Enza Balzano, imprenditrice floricola aderente all’Associazione Donne in Campo della provincia di Bari.

Nel corso della tavola rotonda, cui hanno partecipato i partner scientifici del progetto ed il Preside della facoltà di Agraria dell’Università degli Studi di Bari, Prof. Savino, è stato presentato il progetto di Enza Balzano che prevede l’utilizzo nella floricoltura industriale sostenibile di materiali innovativi pacciamanti da risorse rinnovabili. (acronimo IN.PAC.FLOR.)

L’attività del progetto sarà svolta sulla base di strategie d’azione mirate alla validazione agronomica di film e spray biodegradabili utilizzati come materiali pacciamanti in floricoltura per aumentare la sostenibilità del processo produttivo. L’impresa proponente è AGRISOL di Enza Balzano a Terlizzi (Ba), avrà come oggetto specie floricole quali girasole, antirrino e statice. Il tutto in collaborazione con il Dipartimento di Scienze delle Produzioni vegetali UNIBA, il Dipartimento Pro.ge.sa – Università degli studi di Bari, l’Istituto di chimica e Tecnologia dei Polimeri- Consiglio Nazionale delle Ricerche e il Cra- Centro di Ricerca per lo studio delle relazioni tra pianta e suolo (Roma).

Gli obiettivi specifici primari da raggiungere saranno: selezione di polimeri biodegradabili di origine naturale e caratterizzazione dei polimeri in laboratorio attraverso tecniche chimico-fisiche e analisi meccanica e radiometrica di film biodegradabili.

L’attività del progetto sarà svolta sulla base di strategie d’azione mirate all’obiettivo generale dell’utilizzo nella floricoltura industriale sostenibile di materiali innovativi pacciamanti, nella prospettiva di ridurre la produzione e il consumo dei rifiuti plastici. E’ previsto a tale scopo di verificare l’impiego in agricoltura di materiali plastici alternativi, quali film e spray biodegradabili commerciali, sino ad ora scarsamente impiegati per la pacciamatura, che presentano caratteristiche di colore, forma e spessore simili a quelle dei materiali di uso corrente.

Le attività sperimentali e quelle di divulgazione post-progetto vedranno il coinvolgimento e l’attiva partecipazione della CIA-Confederazione Italiana Agricoltori della provincia di Bari. La scelta delle specie del progetto è stata preliminarmente effettuata attraverso precedenti esperienze di ricerca, sulla base del loro spiccato potenziale di innovazione e notevole valore ornamentale per il comparto del fiore reciso.

Verranno intraprese attività per la formazione e qualificazione delle risorse umane con specifiche competenze attraverso: l’attivazione di assegni di ricerca, borse di studio e di dottorato post-laurea presso Università del Mezzogiorno che consentano l’inserimento successivo dei soggetti interessati nelle strutture di ricerca: l’organizzazione di seminari tematici per personale tecnico in collaborazione con Università, Amministrazioni locali ed Organizzazioni professionali (CIA provincia di Bari).

I risultati del progetto saranno nuovi materiali pacciamanti biodegradabili, protocolli colturali sostenibili caratterizzati da basso impatto ambientale ed economia delle risorse, metodologie e sistemi produttivi (per l’ottenimento di risultati innovativi) , pubblicazioni scientifiche e tecniche, nuove competenze.

Tale progetto vuole, da un lato, sfruttare i punti di forza esistenti rappresentati soprattutto dalle favorevoli condizioni pedoclimatiche che, in provincia di Bari, permettono di ottenere elevate produzioni di ottima qualità, di contenere i costi e di utilizzare strutture protettive poco onerose, dall’altro intervenire nella risoluzione dei punti di debolezza ascrivibili alla polverizzazione delle aziende agricole, alla distanza con i mercati, alla carenza di infrastrutture, all’abbandono delle aree rurali. Altri invece sono propri del florovivaismo, come la limitata standardizzazione dei prodotti, la ridotta formazione professionale ed il livello tecnico delle aziende oltrechè l’elevato impatto ambientale delle produzioni floricole.

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