VIAGGI .. IN CAMPO: LE DONNE LOMBARDE IN VIAGGIO IN UMBRIA


Viaggio alla scoperta dell’agricoltura biologica in Umbria “ma pur ingentilito da nuove sovrastrutture, che ricoprono le antiche e più rozze costruzioni; pur digradante, ormai, verso il piano, che comincia a punteggiarsi di casali e di sparse case coloniche, il borgo resta sempre inerpicato lì, nel suo antico eccelso sito, così come il genio di Giotto ha saputo coglierlo, in quanto elemento ormai organicamente inserito nel paesaggio umbro...”

E. Sereni – Storia del paesaggio agrario italiano

tav. 11 – Il borgo inerpicato dell’Italia medievale nel San Francesco che dona il mantello di Giotto "... perchè abbiamo creduto che fosse necessario prendersi la responsabilità di salvare e conservare non solo il patrimonio genetico vegetale ma anche il sapere tradizionale e la cultura rurale, perché crediamo che senza le nostre radici colturali e culturali non ci sia futuro sostenibile..." 

E’ iniziato così, dal racconto di Isabella Dalla Ragione e dalla sua Fondazione “Archeologia Arborea Onlus” il nostro viaggio in Umbria. Siamo a San Lorenzo di Lerchi in comune di Città di Castello. Isabella ci accoglie in una antica Pieve acquistata dal suo babbo negli anni 60. Grazie al loro lavoro e a tutti coloro che si sono riconosciuti nel progetto, un patrimonio inestimabile non è andato disperso. Dopo trentanni di una appassionata ricerca di antiche varietà locali di piante da frutto, a partire dai territori dell’Alta Valle del Tevere, tra Emilia Romagna,Toscana, Umbria e Marche, visitando poderi abbandonati, giardini parrocchiali, orti di monasteri e consultando vecchi manuali di agricoltura, esplorando opere d’arte per trovare documentazione utile, nel loro frutteto sono presenti circa 450 esemplari di diverse specie tra melo, pero, ciliegio, nespolo, melo cotogno, fico, in circa 150 varietà diverse ritrovate nelle zone della ricerca. La collezione, permette di mantenere risorse vegetali e culturali, testimonia e conserva un importante segmento del patrimonio storico, e paesaggistico e favorisce il mantenimento della biodiversità e le produzioni locali. Il frutteto è aperto e privo di umidità, le favorevoli condizioni ambientali permettono di fare pochi trattamenti. La carpocapsa si controlla con il virus della granulosi , il rodilegno con trappole a ferormoni. Il risultato è che Isabella ci accoglie nella ex chiesetta dove su una tavolata sono esposti cesti di mele dalle forme e colori più vari , un mix di biodiversità introvabile altrove. Agronoma instancabile, Isabella collabora a progetti di solidarietà in Palestina e Giordania, paesi che dal punto di vista agronomico sono devastati dal consumo di plastica e agrofarmaci. Inoltre segue progetti in Russia con istituti locali, per la ricerca di varietà antiche che possano favorire il mantenimento della biodiversità e le produzioni locali. Il paesaggio rurale che il nostro viaggio attraversa è profondamente evocativo delle opere d’arte dei grandi artisti del 1400/1500. Ci rendiamo conto di essere immersi in affreschi e quadri rappresentati da Piero della Francesca, artista che ha visto in questi territori i suoi natali e che ha svolto la sua vita artistica rappresentando questi luoghi. Decidiamo di fare tappa a Monterchi dove in un piccolo spazio espositivo apposito si conserva l’affresco della “Madonna del Parco”. Dopo aver pernottato a Umbertide presso la Fattoria del Cerrettino, un’azienda agricola e agrituristica di 26 ettari coltivati a seminativi, vigneti e oliveti certificati biologici, circondata da boschi che in autunno regalano funghi, tartufi, selvaggina e castagne, il nostro viaggio ci porta a Cannara presso l’azienda vitivinicola Di Filippo che coltiva 30 ettati di vigneto adottando l’agricoltura biologica e biodinamica certificata dal 1994. Rispettare l’ambiente per loro significa sperimentare un’agricoltura a basso impatto, questo li ha portati a sperimentare la coltura della vigna senza l’utilizzo di macchine ma quasi esclusivamente con l’uso di cavalli da lavoro: due Comtoise, due Murgesi e due Percheron. Questa collaborazione tra uomo e animale ha effetti salubri per la natura, oltre a non compattare il suolo, consente di non inquinare l’ambiente evitando l’uso di combustibile fossile. La scelta di usare i cavalli nella vigna nasce nel 2012, grazie all'incontro con Daniele Cardullo che, affascinato dall'idea, ha messo a disposizione la sua esperienza nel settore attacchi, convertendosi al lavoro di agricoltore. Oggi con l'aiuto di mezzi costruiti da un artigiano locale riesce a lavorare l'80% dei vigneti attaccando i cavalli in pariglia e la dimostrazione di tutto questo l'abbiamo avuta trovandolo al lavoro nella visita alle campagne. Sempre nel 2009 nasce l’idea di un controllo e di una pulizia del vigneto completamente affidati agli animali. Le operaie della pulizia del vigneto sono oche. Di primissima mattina tutti i giorni un orologio apre loro le porte verso le vigne e lì gli animali si alimentano di tutte le erbe spontanee che trovano, un ettaro di vigna può accogliere circa 100 oche, anche se il numero dipende dalla stagione e dal periodo, infatti durante il germogliamento e durante la maturazione dell’uva è meglio tenerle fuori dalla vigna. La sera un operatore controlla il rientro dando loro una piccola integrazione alimentare utilizzando un mix di granaglie di tipo biologico. Così sono allevate le loro oche, libere di pascolare nei vigneti e al sicuro. Mangiando erba alleggeriscono il lavoro di taglio da parte dei mezzi meccanici e in più arricchiscono il suolo di deiezioni. Il nome del progetto è “One Goose Revolution” in tributo al botanico, filosofo ed agricoltore giapponese Masanobu Fukuoka che, con il suo libro “The one straw revolution” è stato una pietra miliare per l’agricoltura biologica. Le oche inoltre, sono entrate a far parte di un progetto denominato “Pollo Rurale”, ideato dal professore Cesare Castellini, in collaborazione con i Dipartimenti di Agraria e Veterinaria dell’Università di Perugia. La visita a questa azienda ci ha aperto un mondo di grande interesse fatto di innovazione, ricerca e tradizione Abbiamo apprezzato i loro vini: rossi DOCG Montefalco Sagrantino e DOC Montefalco Rosso, e bianchi importanti, quali la DOC Grechetto dei Colli Martani, e anche da IGT che rispecchiano il territorio umbro. Ci concediamo una visita al piccolo Borgo di Rasiglia conosciuta come "Borgo dei ruscelli", per via dei corsi d'acqua che attraversano il piccolo centro della frazione. Una breve passeggiata ci ha permesso di conoscere questo luogo che durante il medioevo si affermò per numerose attività artigianali: gualchiere, mulini a grano, lanifici e tintorie che eseguivano la lavorazione di stoffe pregiate. Tali opifici rimasero attivi per tutto l'ottocento e la prima metà del Novecento; dopo la seconda guerra mondiale, nonostante la petizione degli abitanti, i lanifici si trasferirono in città. L’ultima tappa del nostro viaggio di istruzione e di scambio sarà in località Trivio nel comune di Monteleone di Spoleto a 1000 mt di altitudine. Incontriamo la famiglia di Dolci Giuseppina che con suo marito Antonio e i suoi figli Greta e Domenico conduce l’azienda agricola di produzione biologica. La loro produzione è varia: il farro “triticum dicoccum”, è il primo e attualmente unico ad aver ottenuto il riconoscimento DOP. Una importante produzione di legumi come fagioli, cicerchie, ceci, lenticchie e roveja (antico legume selvatico ricco di ferro dal sapore simile alle fave) e mais da polenta. Inoltre coltivano un pezzo di terra a zafferano. La sorpresa per noi è stata che al nostro arrivo siamo state munite di cestini e invitate, dopo brevi istruzioni, a raccogliere i fiori preziosi. Un’esperienza inaspettata e interessante. Lo spirito di questa azienda è incentrato sulla qualità del prodotto garantendo la naturale evoluzione del processo agricolo mantenendo abitudine e tradizioni che rendono tutto un po’ speciale. La scelta di queste piccole aziende famigliari di restare in montagna e coltivare nella tradizione permette di mantenere il territorio montano vivo e tutelato. Senza la presenza agricola le aree interne del paesaggio sono destinate al degrado: erosioni e compattamento del terreno, rischio di frane e dissesti. Ci ha positivamente colpito che in tutte le aziende visitate è in corso un ricambio generazionale. Saranno i giovani figli a portare avanti queste aziende. Ragazzi che si preparano studiando e lavorando a portare nuove energie e nuove idee. Molto importante lo scambio tra di noi partecipanti al viaggio. Conoscere i progetti di ciascuna è stato stimolante e utile a conoscerci meglio e ad apprezzare quello che ciascuna di noi fa.

          

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